Radici profonde e nuovi germogli: Badia di Morrona e l'autenticità delle Terre di Pisa

Data: 19-03-2025
Tra le colline che respirano il silenzio antico delle Terre di Pisa, arriviamo a Badia di Morrona, pochi giorni dopo le grandi piogge di questo marzo 2025 che hanno messo a dura prova la tenuta delle strade bianche, scheletro di quella Pisa agricola dove la natura disegna armonie perfette e l’eco della storia si intreccia al profumo del vino.
Ad attenderci c’è Lorenzo, quarta generazione della famiglia Gaslini Alberti che da quasi cent’anni custodisce con passione, rispetto e visione questo luogo. Passione, rispetto e visione che si fanno chiari anche nei sorrisi e nelle fitte parole con le quali Lorenzo ci parla della storia del passato, presente e futuro della proprietà.
La storia di Badia di Morrona comincia con la costruzione dell’imponente abbazia, agli albori del I millennio ad opera di Ugo dei Cadolingi. Con i monaci benedettini cluniacensi prima e con i camaldolesi, divenne un centro spirituale e culturale. Dal 1482 fu residenza estiva dei Vescovi di Volterra.
In seguito all’unificazione del Regno d’Italia nel 1861 e alla conseguente confisca dei beni ecclesiastici, l’abbazia passò di mano tra diverse famiglie, fino all’acquisto da parte dei conti Gaslini, nel 1939.
All’epoca, la tenuta era composta da due poderi distinti di circa 100 ettari ciascuno e l’abbazia era divisa in due parti. La chiesa veniva gestita secondo una regola di alternanza tra le proprietà. Un sistema che resistette per decenni, finché Egidio Gaslini, subentrato al padre Italo e allo zio Mario nella gestione dell’azienda, colse l’opportunità di riunificare la proprietà nei primi anni ’80.
Fu sempre Egidio — che assunse anche il cognome Alberti dopo l’adozione da parte dell’ultimo discendente del ramo genovese della famiglia di Leon Battista Alberti — a dare nuovo slancio a Badia di Morrona. Verso la fine degli anni ’80, avviò un grande progetto di trasformazione in un centro d’eccellenza: estese la proprietà fino agli attuali 600 ettari, ampliò i vigneti a 110 ettari, restaurò i casali abbandonati trasformandoli in strutture ricettive agrituristiche e avviò la ristrutturazione della cantina e della barricaia nell’annesso dell’abbazia e, nei primi anni 2000, fece costruire una nuova cantina moderna, dove oggi si concentra la produzione vinicola.
Bellissimo sentirlo dalle parole appassionate e orgogliose di Lorenzo, figlio di Alessandra e nipote di Filippo Gaslini, che continua a portare avanti la memoria e la visione d’eccellenza della famiglia.
Passeggiando, scendiamo dalla Badia verso vigna La Crocina, dove si apre un punto di vista straordinario: la valle tagliata dal fiume Cascina, che segna il confine tra i comuni di Terricciola e Casciana Terme, divide i dolci crinali collinari con una linea est-ovest. Le diverse sfumature di verde suggeriscono un mosaico complesso di terreni. E così è: antichi fondali marini, argilla, sabbia, ciottoli fluviali, marna, travertino. Una ricchezza geologica che fa da base ai vigneti, disposti tutti entro un raggio di 5 km dalla cantina.
Lorenzo ci racconta le novità, soprattutto quelle legate al patrimonio umano che l’azienda sta valorizzando per sostenere un nuovo capitolo di crescita. Adolfo Benvenuti, enologo storico che conosce ogni segreto delle vigne e della cantina, sarà affiancato dalla consulenza di un grande nome dell’enologia toscana: Luca Rettondini. Sul fronte commerciale, la guida passa nelle mani esperte di Rada Linke.
I presupposti per un ulteriore salto di qualità si sentono già nel bicchiere. A partire dalla novità di una terza etichetta de I Sodi del Paretaio, pensata in esclusiva per il canale della ristorazione.
E allora non resta che metterci comodi, lasciarci raccontare dal vino l’unicità di questo territorio e la determinazione di una famiglia che continua a scrivere, con pazienza e visione, una storia senza fretta. Come fa chi ha molto vissuto.
Dario Pantani